Ospedale Israelitico – Rizoartrosi, l’artrosi del pollice

Intervista alla Dott.ssa Alessia Pagnotta sulla Rizoartrosi, l’artrosi del pollice

 

 

 

Rizoartrosi, l’artrosi del pollice. La parola alla Dott.ssa Alessia Pagnotta

Dolore frequente alla base del pollice, difficoltà in alcuni movimenti abituali, potrebbero essere i primi segnali diartrosi del pollice, in gergo medico “rizoartrosi”.

La patologia può comparire già verso i 45 anni, soprattutto nelle donne che spesso sottovalutano il problema. Si tratta infatti di una malattia che tende a peggiorare, a volte anche in fretta, se non viene affrontata nel migliore dei modi, come ci spiega la nostra Dott.ssa Alessia Pagnotta, responsabile della Uosd Chirurgia della mano all’Ospedale Israelitico di Roma.

 

Dottoressa, quali sono le cause e i sintomi? 

“La rizoratrosi è l’artrosi della base del pollice e colpisce l’articolazione trapezio metacarpica. Si tratta di una patologia molto frequente nella popolazione per cui vediamo molti pazienti in ambulatorio che ci richiedono una visita perché accusano dolore. Le cause spesso si rinvengono in una displasia del trapezio che predispone all’artrosi ed è più frequente nel sesso femminile”.

 

Perché colpisce di più le donne?

“Le donne sono più interessate da questa tipologia di artrosi perché presentano più spesso questa forma displasica del trapezio. Le percentuali si aggirano sul 70% nelle donne e il 30% quindi negli uomini. I sintomi che allarmano il paziente sono il dolore nella presa degli oggetti, nel chiudere ad esempio una caffettiera, nello stringere più in generale un oggetto ma anche a riposo. Questo pregiudica la qualità della vita del paziente perché non dimentichiamo che il pollice è il dito più importante della mano perché interviene in tutte le funzioni di presa della mano”.

 

Terapie conservative o chirurgia?

“Le terapie conservative sono sempre il primo approccio, difficilmente a un primo appuntamento proponiamo al paziente un’operazione chirurgica. Ci sono spesso molti pazienti che hanno una radiografia che mostra una artrosi talvolta avanzata ma non avvertono il sintomo principale, che è il dolore. Non è detto che artrosi e dolore vadano avanti allo stesso passo dunque. Molte volte consigliamo un trattamento fisioterapico e riabilitativo che miri alla mobilità del pollice e soprattutto l’uso di un’ortesi, cioè un tutore da portare la notte. Queste sono le due strategie principali e molto spesso di successo per evitare l’intervento chirurgico o comunque per posticiparlo”.

 

La chirurgia consente un recupero completo?

“Il paziente, quando gli proponiamo questo intervento denominato artroplastica biologica, è preoccupato per la mobilità che può perdere del pollice. In realtà è un buon intervento che lascia un pollice mobile ed è definitivo. Insomma sappiamo che non dobbiamo intervenire più sul soggetto. Successivamente all’intervento il paziente deve portare un piccolo gesso sul pollice per due settimane per finire poi nelle mani del fisioterapista. L’obiettivo è rieducare la funzione del pollice e alleviare tutta quella fase sintomatologica e dolorosa che accompagna il soggetto durante le prime settimane post intervento. Il risultato dell’intervento è buono ma è necessaria una cooperazione tra il paziente, il chirurgo ed il fisioterapista”.

 

 

Dott. Ruben  Spizzichino
Ufficio Stampa & Social Media